Visco all’attacco sul governo debole

Da più parti è stato sottolineato come alcune norme inserite nella legge di stabilità da parte sia del governo sia del Parlamento rischiano di essere dichiarate incostituzionali o di essere bloccate da una procedura di infrazione. Quest’ultimo è il caso della norma che impone a Google e altre internet company di dotarsi di una partita Iva italiana per potere vendere nel nostro paese, trascurando il fatto che queste imprese fatturano dall’Irlanda che fa parte dell’Ue, e soprattutto dimenticandosi che per cercare di risolvere questo problema globale si è impegnato addirittura il G20.
10 AGO 20
Immagine di Visco all’attacco sul governo debole
Da più parti è stato sottolineato come alcune norme inserite nella legge di stabilità da parte sia del governo sia del Parlamento rischiano di essere dichiarate incostituzionali o di essere bloccate da una procedura di infrazione. Quest’ultimo è il caso della norma che impone a Google e altre internet company di dotarsi di una partita Iva italiana per potere vendere nel nostro paese, trascurando il fatto che queste imprese fatturano dall’Irlanda che fa parte dell’Ue, e soprattutto dimenticandosi che per cercare di risolvere questo problema globale si è impegnato addirittura il G20.
Le questioni sono più complesse di quanto qualche volenteroso parlamentare ritiene. Le norme incostituzionali invece riguardano le pensioni e in particolare quelle relative alle pensioni d’oro (?), e quelle che differenziano l’indicizzazione in base all’ammontare. In altra sede si sono chiarite le condizioni da rispettare per evitare l’incostituzionalità di interventi sulle pensioni in essere, che pure potrebbero risultare necessari, ma governo e Parlamento fanno finta di niente col rischio non indifferente che quando le norme in questione saranno dichiarate incostituzionali tra qualche anno si dovranno trovare coperture nell’ordine di 1,5 miliardi che oggi vengono disinvoltamente utilizzati per finanziare spese in realtà non coperte.
Ciò che più sorprende non è tanto il fatto che il Parlamento, imbottito di giovani parlamentari spesso inconsapevoli della complessità e animati da un giustizialismo primitivo, possa commettere anche errori elementari, quanto il fatto che i filtri a ciò preposti nei regolamenti e nelle procedure delle Camere non abbiano funzionato o siano elusi o scavalcati. In altri termini le norme in questione dovevano essere dichiarate inammissibili. Siamo quindi di fronte a una débâcle culturale e politica ma anche istituzionale.
Vale la pena ricordare che l’ultima modifica alle leggi di bilancio si era posta l’obiettivo di eliminare gli emendamenti localistici e micro-settoriali della legge di stabilità. Mentre la Camera ha adeguato le sue procedure alla nuova normativa, non sembra che l’abbia fatto il Senato con la conseguenza che siamo tornati alla Finanziaria omnibus di infausta memoria.
* Intervento dell’ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, rilanciato da Nens, centro studi fondato da Pier Luigi Bersani e Visco stesso.